Ludico Religioso

bhang

L’uso religioso e rituale della canapa ha origini molto antiche, in particolare nel continente asiatico, ma si espande molto presto in tutto il mondo. Inizialmente l’uso rituale si fondeva spesso con l’uso medico in quanto sacerdoti, santoni e guaritori erano le massime autorità dei villaggi.

Se ne trova tracce in riti grechi e romani, anche in Africa, ma la maggior diffusione avviene in oriente e nel Subcontinente Indiano con l’utilizzo della ganja, della charas e della bhang, differenti tipi di preparazioni ottenuti dalla pianta dalla canapa, e in Medio Oriente e nei Paesi Arabi, in cui è storicamente più diffuso l’utilizzo di Hashish, altro tipo di estrazione delle resine della canapa.

In occidente, un uso non molto radicato come in Oriente e Medio Oriente, vede un’ulteriore diminuzione durante il Medioevo quando l’inquisizione prima ed una bolla papale dopo ne vieta l’uso ai fedeli.

L’uso di canapa, mai del tutto scomparso, si riaffaccia prepotentemente tra gli intellettuali nel 1800, in particolare nella Parigi frequentata da artisti come Dumas, Hugo, Baudelaire ecc. frequentatori del famoso Club des Hashishins, e nasce così un vero e proprio uso ricreativo come oggi lo intendiamo. 

Negli anni a seguire la diffusione è inarrestabile, nonostante ai primi del ‘900 inizia da parte degli Stati Uniti una vera e propria campagna di demonizzazione, giustificata da studi scientifici che accusavano la canapa di far impazzire e diventare violenti chi ne faceva uso, poi rivelatisi falsi e costruiti ad arte, con il solo scopo di favorire le nascenti e ricche industrie farmaceutica, petrolifera e cartiera. In questi anni, durante la campagna proibizionista negli USA, vede la luce il famoso nome Marijuana, creato ad hoc per dare una connotazione negativa alla canapa, collegandola alle popolazioni immigrate di origine latina, ed associandola per la prima volta al concetto di droga come oggi viene inteso. L’apice di questa campagna diffamatoria è nel 1937, con l’emanazione del tristemente famoso Marijuana Tax Act, che proibisce qualsiasi coltivazione ed utilizzo della canapa, vedendo quindi sparire le coltivazioni e anche i prodotti da esse derivati, spalancando le porte ad un’industria devastante per l’equilibrio del pianeta.

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In pochi anni la proibizione si diffonde nel resto del mondo ed iniziano gli anni più bui della canapa.

In questi 70 anni ed oltre di proibizionismo vediamo molte leggi differenti avvicendarsi nei vari stati in momenti differenti, passando da quelle più repressive e barbare come alcuni Paesi Arabi ed orientali a quelle più tolleranti come l’Olanda.

Attualmente stiamo vedendo un’inversione di tendenza ed un lento ma naturale reinserimento della canapa nella cultura di massa ed una normalizzazione del suo utilizzo. In particolare negli Stati Uniti è iniziato un processo di legalizzazione dell’uso ricreativo, con gli stati di Washington e Colorado a fare da apripista, seguiti da Oregon, Alaska e Washington D.C. Ma anche in Sud America si è visto iniziare un processo di legalizzazione partito dall’Uruguay, e non sono pochi gli stati prossimi alla legalizzazione della canapa, tra questi con molta probabilità ci saranno California e Canada. L’Europa vede invece la tolleranza di alcuni stati in cui di fatto è consentito il consumo di marijuana ed in alcuni casi anche la coltivazione di poche piante, come ad esempio la Spagna e l’Olanda, ma anche Repubblica Ceca, Belgio e Portogallo.

In Italia, dopo l’abolizione della disastrosa legge Fini-Giovanardi, siamo ritornati ad un quadro normativo risalente ad oltre 25 anni fa, in cui è presente una depenalizzazione della detenzione e dell’utilizzo della canapa, ma che di fatto attua una indiscriminata persecuzione dei consumatori di cannabis, stimati in circa 5 milioni, tra occasionali e abituali, ed in particolare a quegli individui che decidono di coltivare qualche pianta per un uso strettamente personale non volendo finanziare la criminalità e consumare sostanze di cui non conoscono la composizione.

In questi ultimi tempi stiamo vedendo anche in Italia un sensibile cambiamento dell’opinione pubblica e istituzionale, sono molti i processi che finiscono con una assoluzione degli imputati, molte le personalità di spicco (artisti, scienziati, medici, politici, giornalisti ecc.) che si esprimono a favore della legalizzazione e molte le iniziative per cambiare questo quadro normativo datato ed ormai obsoleto, tesi ed opinioni sostenute  dalle statistiche provenienti dagli stati in cui è stato avviato un processo di legalizzazione e dalle ormai molte ricerche scientifiche a supporto.

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Di pari passo a questa normalizzazione della canapa sono sempre di più i consumatori che decidono di autoprodurre il proprio prodotto, scegliendo fra le molte varietà disponibili e spinti dalla facilità di coltivazione, e che acquistano la consapevolezza di un uso corretto della sostanza, cittadini che infrangono la legge senza essere criminali e che non vorrebbero nascondersi per rischiare di essere additati come drogati o criminali.