Terapeutico

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L’utilizzo medico della canapa ha radici molto lontane e va di pari passo con la storia dell’umanità. I primi riferimenti li possiamo trovare in un trattato di farmacologia cinese dell’imperatore Shen Nung, uno dei padri della medicina cinese, datato 2700 anni a.C. Da quel momento l’uso medico si sviluppa in svariate applicazioni in tutto il mondo e possiamo trovare testimonianze di come venisse usata nella medicina Ayurvedica, ma anche nella cultura egiziana, assira e persiana prima, greca e romana dopo.

Ogni cultura aveva i propri modi per sfruttare le proprietà benefiche della canapa, che poteva essere mangiata, fumata o semplicemente inalata dopo essere stata buttata sul fuoco, ma ne venivano anche fatti decotti da bere ed unguenti da spalmare localmente. Veniva impiegata per il trattamento di svariati sintomi, dolore in genere, come sedativo, analgesico e molto altro.

In occidente, dopo una breve scomparsa della canapa come medicina durante il Medioevo, se ne vede il ritorno in particolare grazie ad alcuni medici inglesi rientrati dal Subcontinente Indiano, i quali importarono il sapere della medicina indiana ed introdussero la canapa per uso terapeutico in Europa e negli Stati Uniti. Si vede quindi successivamente la pubblicazione di molti testi ed articoli sugli usi medici della cannabis, ampliandone ulteriormente le applicazioni, come ad esempio per l’epilessia, tetano, per gli spasmi muscolari ecc. e si potevano trovare liberamente preparati a base di cannabis in tutte le farmacie. Questi utilizzi si interromperanno bruscamente con l’avvento del proibizionismo e riprenderanno gradualmente a partire dagli anni ‘70 quando viene pubblicato il primo testo moderno che tratta la cannabis a cura del dr Grinspoon, colui che per la prima volta individua ed isola il THC.

 

 

extractLe proprietà curative della canapa sono dovute alla presenza nei suoi fiori di sesso femminile di una resina contente molti principi attivi, cannabinoidi, terpeni, flavonoidi ecc.

I cannabinoidi sono sicuramente la componente più importante, il più famoso è il delta-9 tetraidrocannabinolo (THC), responsabile dell’effetto psicotropo e recentemente gli studi si stanno concentrando sugli effetti benefici del cannabidiolo (CBD), ma sono decine i cannabinoidi presenti scoperti fino ad ora.

Gli effetti farmacologici sono svariati e per lo più dovuti alla loro azione sul sistema nervoso centrale. La ricerca medica e scientifica sta dando ottimi risultati in decine di applicazioni come: glaucoma, artrite, spasticità nelle lesioni midollari, terapia del dolore, enfisema polmonare, traumi celebrali, epilessia, malattie infiammatorie croniche intestinali, sindrome di tourette, stimolazione dell’appetito, asma, cura dell’ansia e dell’insonnia e molte altre.

L’assunzione di canapa a scopo terapeutico avviene tramite ingerimento, decotti, pomate, oli ed in particolare tramite l’uso di vaporizzatori, i quali permettono un immediato ingresso in circolazione dei cannabinoidi senza lo sviluppo delle sostanze tossiche create invece dalla combustione. Le genetiche di cannabis ad uso terapeutico su cui le aziende si stanno concentrando hanno un più elevato contenuto di CBD, in quanto oltre alle proprietà terapeutiche ha la capacità di contrastare l’effetto psicotropo del THC, rendendo più facile l’utilizzo anche in bambini ed anziani, e comunque rendendo più gestibili le terapie.

 

In Italia l’uso di cannabis terapeutica è molto controverso. Se è vero che è legale e prescrivibile da qualsiasi medico dal 2007, non tutte le regioni hanno legiferato in materia e spesso il sistema sanitario non se ne fa carico ed è necessario pagarla dalle 20 alle 35 euro al grammo.

Nelle regioni in cui è previsto fornire la canapa a carico del sistema sanitario regionale avviene per un numero limitato di patologie: sclerosi multipla, dolore cronico, glaucoma, in casi di trattamenti con chemioterapia, in pazienti affetti da HIV e poche altre, escludendo molte patologie per le quali la cannabis potrebbe portare sollievo ai pazienti. Inoltre la confusione burocratica porta a non avere omogeneità nemmeno nelle applicazioni, le quali variano da regione a regione, per non parlare del problema culturale per cui i medici difficilmente conoscono la cannabis e si prendono la responsabilità di prescriverla ai propri pazienti.

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È indubbiamente vero che giorno dopo giorno si acquista sempre più consapevolezza, aumentano gli studi e le ricerche, aumentano le persone che vorrebbero accedere a queste cure ed anche i medici formati correttamente, con conseguente aumento della facilità di accesso alle terapie. Una strada in salita che si sta piano piano appianando.